Bartelt: 10 minuti di celebrità.

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Bartellt a terra, come il suo morale dopo l’esperienza giallorossa

Quando giunse a Roma in una torrida mattinata dell’ agosto 1998, molti si chiesero chi fosse quell’aitante giovanotto dalla folta chioma bionda. Il figlio segreto di Caniggia?Forse, del resto erano entrambi argentini. Ma no, le età non collimavano. Allora forse era un attore. Magari aveva dimenticato di scendere alla fermata Cinecittà. E invece no. Gustavo Javier Bartelt era davvero un calciatore,attaccante per la precisione.

Ma tutto questo scetticismo nella tifoseria giallorossa era anche giustificato:Bartelt era un ripiego. Da tempo i giornali parlavano di una trattativa tra la Roma e il Monaco per Trezeguet. Sensi le aveva provate tutte per portare il franco-argentino sotto il Cupolone, ma dovette scontrarsi con il NIET della dirigenza monagasca che non voleva cederlo. Stanco di ricevere porte in faccia, il presidente della Roma si buttò su Bartelt. Una scelta infelice, della quale avrà modo di pentirsi.

Ma allora chi era questo nuovo centravanti sconosciuto ai più? Tanto per iniziare era un argentino atipico. Non era poverissimo perchè la sua famiglia apparteneva al ceto medio, che a quelle latitudini può tradursi anche come benestante. Non era neanche cresciuto a pane e pallone, perchè aveva iniziato a giocare a 20 anni, più o meno quando la fase puberale era passata da un pezzo e soprattutto,parallelamente al calcio, aveva intrapreso anche la carriera universitaria: indirizzo lingue.

Il precampionato di Bartelt è da sogno. L’argentino è straripante. La Roma non brilla, ma lui va in gol in diverse amichevoli. Nel secondo turno di Coppa Italia la Roma arranca a Verona con il Chievo. E se strappa un pareggio stentato è anche merito del biondino che realizza un gol. Insomma, vuoi vedere che questa volta Sensi ci ha visto bene? Qualcuno dalle parti di Trigoria ,intanto, inizia a cospargersi il capo di cenere. Troppo presto.

E arriva il tanto atteso debutto in campionato. Zeman, complice la squalifica di Delvecchio, schiera il centravanti argentino contro la matricola Salernitana. L’avversario sulla carta è abbordabile. Ma i primi 45′ di campionato sono strani, un po’come il meteo a marzo e perciò può anche capitare che la matricola possa mettere sotto la squadra più quotata. E infatti per un tempo la Roma è in baia della Salernitana e Bartelt non tocca palla. Sembra un lampione piantato in mezzo al rettangolo di gioco. Zeman, disperato, lo sostituisce dopo 55′ con Frau. E’ la svolta della partita. Il carneade sardo la rivolta come un calzino. Sfonda a ripetizione sulla sua fascia e si permette il lusso di mandare in porta Totti con un colpo di tacco. La Roma trionfa 3-1 e Bartelt si becca un 5 in pagella.

Una fitta coltre di scetticismo torna a calare sull’argentino. Oltre al danno anche la beffa. Delvecchio, il suo rivale per una maglia da titolare, va a segno a ripetizione nelle giornate successive. A questo punto a Bartelt non resta che accomodarsi in panchina.

 

Sembra tutto perduto, ma alla quinta giornata accade il miracolo. La Roma è in inferiorità numerica (9vs 10) ed è anche sotto di un gol contro la lanciatissima Fiorentina di Trapattoni. Il Boemo a 10′ dalla fine manda in campo Bartelt. E’ la mossa della disperazione. Ed è anche quella decisiva. Prima, al 90′, si inventa un dribbling impossibile a ridosso della linea di fondo e poi serve ad Alenitchev il pallone del pareggio. Ma non è finita. Al ’94 propizia anche il clamoroso gol vittoria di Totti. Roba da infarto.

Il giorno dopo i titoli dei giornali sono tutti per lui Non solo a Roma. Anche nella terra del tango lo celebrano. La Nacion ci va pesante e titola “Bartelt ha oscurato Batistuta. Insomma in breve tempo il centravanti giallorosso sembra essere diventato l’eroe dei due mondi. Anche Sensi gongola: per 10′ è riuscito a far dimenticare alla sua tifoseria il mancato acquisto di Trezeguet. Insomma, sembra un sogno e anche molto bello.

Il guaio è che dai sogni bisogna svegliarsi prima o poi. Questo vale per tutti. Anche per Bartelt che nelle giornate viene impiegato con il contagocce in campionato. Solo scampoli di partite. Gioca da titolare la gara di coppa Italia, quella in cui la Roma viene eliminata dall’Atalanta che milita in B. Per un verso Zeman non lo ritiene all’altezza del campionato del Bel Paese, per l’altro lui fatica ad adattarsi, fatto sta che a dicembre si vocifera di uno scambio Bartelt- Luiso con il Vicenza.

Ma Bartelt minimizza. Dice di aver previsto questa fase di rigetto dopo l’exploit contro i viola. Dichiara anche di aver finalmente compreso quel che vuole il Boemo e che non vede l’ora di dimostrarlo in partita. La velocità e il dinamismo del gioco della Roma- aggiunge- esalteranno le sue doti. Sì, in allenamento

E infatti la sostanza non cambia. L’ex giocatore del Lanus continua ad accomodarsi in panchina, ormai una sorta di seconda casa. Fortunatamente per lui l’Imu non era stato ancora introdotto. Comunque davanti ai suoi scorrono le immagini del derby vinto contro la Lazio l’incredibile girandola di gol contro l’Inter 4-5, la vittoria contro il Milan e gli scivoloni contro Perugia e Udinese.

Sempre meno eroe e più desaparecido, Bartlet concluderà la stagione con un minutaggio insignificante e 0 gol all’attivo. Un fallimento completo soprattutto se rapportato ai 17 miliardi sborsati da Sensi per acquistarlo. Insomma, un acquisto da dimenticare.

Eppure se oggi chiedete di Bartelt ad un tifoso giallorosso, questi, magari con la pelle d’oca e con gli occhi lucidi, vi parlerà di quei meravigliosi 10 minuti finali contro la Fiorentina. Nel futuro ognuno sarà famoso per 15 minuti, diceva Warhol. A Bartelt è bastato di meno.

Mariano Messinese 

 

 

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Categorie: Incompreso | Tag: , , , , , , | 2 commenti

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2 pensieri su “Bartelt: 10 minuti di celebrità.

  1. Più che la descrizione della caduta di un mito calcistico, sembra un racconto da “Bar dello sport” di Benni: diverte pure me senza che conosca ‘sto Bartelt (che mi pare di vedere in azione), più che se stessi ascoltando alla radio un commentatore! E poi il “carneade sardo”… una chicca!

  2. Adoro Benni e la sua ironia. Il fatto che tu mi abbia paragonato allo scrittore bolognese, mi riempie il petto d’orgoglio!.p.s. di questo passo mi farai montare la testa!

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