David Sesa:un’avventura piena di colpi di scena

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Nel 2000 era approdato a Napoli in pompa magna, i giornali incensavano il suo talento e celebravano il grande colpo della neopromossa azzurra: David Sesa. Lo svizzero era reduce da due anni, disputati ad alti livelli, con la maglia del Lecce dove si era imposto all’attenzione per essere stato uno dei protagonisti della promozione dei salentini al suo primo anno in giallorosso.

Poi, anche nella massima serie, dimostrò un talento che lo rese oggetto del desiderio di molte squadre. Ma, nella campagna acquisti estiva, la spuntò il Napoli che, in preda all’entusiasmo per il ritorno in serie A, si assicurò le sue prestazioni per ben 18 milioni, una cifra non proprio modica. C’era grande attesa intorno a quel Napoli affidato alla guida tecnica di un maestro come Zdenek Zeman, molti preconizzavano una grande stagione dei partenopei. I quali, c’è da dire, esordirono in modo dignitoso, al debutto al San Paolo contro la Juventus, gli azzurri disputarono una buona prestazione passando in vantaggio con Stellone per poi subire la beffarda rimonta ad opera di Kovacevic e Del Piero.

In quel match, il nostro Sesa fu uno dei protagonisti, tant’è che impegno più volte van der Sar per poi servire l’assist per la rete di Stellone.

Per il Napoli fu un inizio tutto in salita, perché nella seconda giornata dovette andare a San Siro in casa dell’Inter. Fu un’imbarcata generale, un naufragio alla Scala del Calcio. Ma, sotto di tre gol e con il risultato ormai in cassaforte per i nerazzurri, l’orgoglio partenopeo fu rappresentato proprio da Sesa che siglò il gol della bandiera rendendo un po’ meno amara la trasferta nella terra della Madunnina.

Un inizio niente male, almeno a livello personale per l’attaccante elvetico, da cui ci si aspettavano fuoco e fiamme, che si ergesse a leader in un primo momento delicato, invece, dopo lo squillo a San Siro il vuoto più totale. Si eclissò completamente, ingenerando una miriade di perplessità esasperatesi poi nel corso della sua avventura all’ombra del Vesuvio. I tifosi del Napoli iniziarono a domandarsi: “Ma vulit vvre ka stu Sesa è pop nu pacc?”, un modo colorito per interrogarsi circa le reali qualità dell’ex leccese. Il campionato ebbe un epilogo funesto sia per il Napoli, che ritornò mestamente in cadetteria, sia per Sesa che non ebbe modo di mettersi in mostra.

Così, per ritornare nuovamente nella massima serie, si decise di puntare su di lui sperando che, per la squadra affidata a Gigi De Canio, potesse diventare uno dei trascinatori, uno dei punti cardine e di riferimento. Ma puntualmente, in attacco ci si affidava ai vari Stellone, Rastelli, Graffiedi, il giovane scugnizzo Floro Flores, di Sesa neanche l’ombra. Solo in un’occasione ebbe gloria giustiziando al San Paolo la corazzata Modena, un gol che valse tre punti fondamentali per sperare di agganciare il treno promozione.

Ma anche il secondo anno in azzurro fu a dir poco disastroso per lui, un solo gol all’attivo e Napoli impantanatosi nel momento dello slancio perdendo il treno decisivo. Altro anno di serie B e per Sesa si sperava che la cura Franco Colomba si rivelasse taumaturgica. E i segnali furono anche incoraggianti dal momento che, alla terza giornata, con il Napoli che doveva riscattare lo scivolone interno subito per mano di un Cosenza corsaro a Fuorigrotta, un gol di Sesa fu sufficiente per violare il San Nicola di Bari. Grazie a quel convincente blitz, salirono anche le quotazioni della squadra azzurra che poi, alternò troppi bassi e alti, e vide sfumare il sogno promozione.

E il nostro Sesa? Qualche progresso. Davvero? Sì, stagione chiusa con due gol, non uno come i primi due anni. Sarebbe stato da ingenerosi non registrare il passo avanti, ma quel gol in più non gli valse l’interessamento dei club più blasonati in campo europeo, lo aspettava l’anno della “consacrazione” con la maglia del Napoli. Quarta stagione in azzurro per lui, ancora un altro allenatore in panchina, fu chiamato Andrea Agostinelli a cui fu consegnato un organico di spessore per puntare dritti alla promozione. Il nostro Sesa doveva completare un reparto ben fornito che annoverava nomi del calibro di Dionigi, Savoldi, Max Vieri, Floro Flores. Risultato? Il Napoli a fine stagione fallì e Sesa non timbrò mai il cartellino. Che dire dei sue quattro anni a Napoli, quando si dice un’avventura piena di colpi di scena…

 

Maurizio Longhi

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