Bidoni esotici

Dedicato ai desaparecidos del nostro campionato:. pittoreschi,esotici o semplicemente bidoni.

Axel Konan: tormento di Buffon e dei sorrentini

Si era parlato tanto di lui quando indossava la maglia del Lecce e, a soli 21 anni, ebbe la sfrontatezza di freddare due volte Buffon quando i salentini espugnarono il Delle Alpi di Torino. Era considerato un astro nascente, una stella, uno di quei giocatori per cui i grandi club sarebbero stati disposti a svenarsi per assicurarsene i servigi. Invece, proprio quando ci si aspettava la sua consacrazione, si è impantanato senza riuscire a spiccare il volo.

Dal Lecce passò in prestito al Torino senza fortuna, mentre con i giallorossi si tolse la soddisfazione di segnare nuovamente in casa della Juventus, ma stavolta all’Olimpico, nuova dimora dei bianconeri. Poi si è come eclissato, sulla sua parabola discendente hanno inciso anche alcuni problemi fisici, il suo momento di gloria era svanito così, per rilanciarsi, decide di approdare al Bellinzona in Svizzera. I suoi due gol, non consentono alla sua nuova squadra di evitare la retrocessione ma, per lui, dopo alcuni mesi di inattività, si riaprono le porte dell’Italia.

Erano lontani i tempi in cui impressionava sui campi delle massima serie con chi ne preconizzava un’ascesa ai massimi livelli, ritornava con la fortuna di stare in uno dei posti più belli del Belpaese, ma in una categoria non proprio esaltante: la Prima Divisione, la vecchia C1. Era il mese di febbraio, l’offerta arrivava da Sorrento, una squadra invischiata in brutte acque di classifica e che aveva un impellente bisogno di un attaccante che la buttasse dentro. Chi meglio di uno che aveva strappato applausi in serie A?

Il suo acquisto, non è che sia stato accolto dagli osanna dei sorrentini, ma sicuramente con una buona dose di ottimismo, anche se qualcuno già vedeva i titoli di coda scorrere sulla sua carriera. Si pensava, comunque, che avrebbe potuto risolvere gran parte dei problemi di un attacco evanescente e spuntato, bisognava salvare i rossoneri dal baratro della retrocessione. Un “Barbaro” nella terra delle Sirene, come sarà andata l’esperienza, sarà riuscito a realizzare i gol necessari per brindare alla permanenza in categoria? Il doppio spareggio perso con il Prato condannò i costieri allenati da Papagni ad una mesta retrocessione, con Konan che vide pochissimo il campo senza mai andare a segno.

Le uniche volte che mise piede sul rettangolo di gioco, i difensori erano indecisi se marcarlo o meno stante la sua goffaggine. A retrocedere direttamente, in quel girone, fu la Carrarese, squadra per cui batte il cuore di Gigi Buffon che, pur vantando un palmarès invidiabile, è probabile che si sia svegliato più volte durante la notte pensando a quando fu giustiziato da Konan. Qualcuno aveva immaginato un ipotetico spareggio salvezza proprio con la Carrarese, accettando che a difendere i pali dei marmiferi, fosse proprio il portiere campione del Mondo, e se fosse bastato per far deflagrare il killer instinct del colored ivoriano? Pare che, durante gli allenamenti settimanali del Sorrento, ci fosse una fila interminabile di persone per assistere alle prodezze di Konan, senza che nessuno si rendesse conto di un aspetto: i portieri avevano tutti lo stesso volto, in realtà indossavano la maschera di Buffon.

axel konan

 

Busto marmoreo di Konan il barbaro

Poi, la domenica, scendeva in campo un giocatore spento e macchinoso. In quel periodo, a Sorrento ci fu una scomparsa che fece scalpore: quella di Gigi il “Buffone”, il portiere di un palazzo, che lasciò il seguente messaggio: “Dite a Konan che i guanti che indossavo l’altro giorno erano quelli del giardiniere che mi aveva chiesto un aiuto, gridavo “Mia” perché così si chiama il gatto, la rete la uso per andare a fare le cozze, possibile che si presenti ogni domenica arrivando a scambiare l’area di parcheggio per quella di rigore?”.

Maurizio Longhi

Pubblicità
Categorie: Bidoni esotici | Tag: , , , , , | Lascia un commento

Ali Samereh: casa, moschea e digiuno di gol.

Ci sono un coreano, un argentino e un iraniano. No, non è l’inizio di una barzelletta. Ma sono solo le nazionalità di alcuni giocatori presenti nella rosa del Perugia all’inizio del campionato 2001-2002. Infatti la società umbra a cavallo del terzo millennio sembra una multinazionale con a capo un padre padrone come Luciano Gaucci. Vulcanico, dispotico a tratti geniale: Lucianone una ne pensa e 100 ne fa. Anzi 100 ne acquista, soprattutto dai campionati più strani e assurdi, come quello cinese o iraniano. E così nell’ estate del 2001 arriva dall’affascinante e misteriosa Persia un oggetto altrettanto misterioso: si tratta di Ali Samereh, attaccante dell’Esteghal e della nazionale del suo paese. Per agevolare la trattativa si muove in prima persona un misterioso intermediario: un imprenditore di tessuti persiani, nato in Iran ma trapiantato in Umbria da tanti anni. Opportunista, forte fisicamente e nel gioco acrobatico. Così lo descrivono le cronache di quegli anni. Ma Samereh non è uno che si monta la testa. Dopo tutto è un ragazzo di 24 anni che vive lontano dalla sua Terra. E’ umile e soprattutto molto religioso, Si sveglia alle 6 per la preghiera mattutina, non beve alcol, né mangia carne di maiale e ovviamente rispetta il Ramadan. 

ali samereh
Ali Samereh in carne,ossa e monociglia

Ma la sua avventura calcistica in Italia sarà un continuo Ramadan: in pratica resterà a digiuno di gol. Per la verità, Ali Samereh disputò anche un buon precampionato. Ma il calcio estivo è ingannevole  Il sole picchia forte e  può causare allucinazioni. Pertanto può anche capitare di scambiare un bidone per un nuovo talento da mandare in campo alla prima giornata. E infatti Cosmi fa così. Schiera l’iraniano all’esordio stagionale contro l’Inter, ma  è un disastro. L’Inter rifila un poker al Perugia: finisce 4-1 per i nerazzurri. Samereh resta in campo un’ora abbondante, con risultati imbarazzanti. E’ inconsistente, spaesato, addirittura sembra esile rispetto al giocatore ammirato in estate. Un esordio anonimo – commenta Cerruti della Gazzetta. Parole profetiche, perché da allora l’attaccante sprofonda nell’anonimato. Giocherà solo altri 5 spezzoni di partita in serie A. Prima di essere rispedito in patria. Ma per un iraniano che parte, un altro ne arriva. Si tratta di Rahman Rezaei che farà una figura migliore. Anche perché fare peggio del suo predecessore era impossibile. Mariano Messinese Twitter:@MarianoWeltgeis

Categorie: Bidoni esotici | Tag: , , , , , , | Lascia un commento

Mike Tullberg: la meteora precipitata nello Stretto

La forza fisica inversamente proporzionale alla freddezza sotto porta. Sì può riassumere così l’esperienza italiana di Mike Tullberg. Il centravanti danese sbarcò in riva allo Stretto, sponda reggina, negli ultimi giorni di mercato dell’agosto 2007. Tre giorni dopo la presentazione al Granillo, venne subito schierato dal 1′ dal tecnico Ficcadenti per la gara contro il Torino.

Ma facciamo  prima un passo indietro: la Reggina si presenta al taglio del nastro della stagione con un grosso punto interrogativo: non c’è più Rolando Bianchi, autore dei 18 gol che hanno salvato la squadra di Mazzarri nel 2006-2007.  In pratica, Ficcadenti dovrà fare a meno dell’eroe della salvezza nel campionato della penalizzazione. Non è un problema da poco. Anzi è un rompicapo. Ma Foti ha l’intuizione per risolvere il cubo di Rubik: fare spese in Danimarca. E così arrivano il difensore Kris Stadsgaard, altra meteora e l’attaccante Tullberg. Avessi  detto i fratelli Laudrup.

tullberg

Mike Tullberg in suo primo piano spietato

MIke Tullberg è un centravanti. E’ alto 1,85 e pesa 77kg. Ma ha un grosso difetto: segna poco. In pratica, un peccato capitale per chi gioca in quel ruolo. Del resto i numeri parlano chiaro: 56 presenze e appena 12 reti nel campionato danese. Tradotto:  ha lo stesso score  di Thomas Helveg. Solo che quest’ultimo è un terzino.

Al debutto Tullberg non sfigura. Almeno per una buona ora di gioco: lotta e sgomita contro la difesa avversaria. Fino a quando Amoruso non lo libera davanti al portiere. Il danese è solo, ha tutto il tempo per controllare e tirare in porta. Invece spara alle stelle. Ficcadenti lo toglie dal campo qualche minuto dopo. Il giorno seguente, la “Rosea” parla di un Tullberg spumeggiante come la birra, ma poco concreto. Comunque sufficiente. Quindi sarà Confermato per la prossima gara? No. Rimandato? Nemmeno. Bocciato, senza appelli. Eh sì, il calcio è spietato, ma Ficcadenti lo è ancora di più. Tullberg invece non lo è per niente. Soprattutto davanti al portiere.

Da allora Tullberg vede il campo solo in altre 4 occasioni. Addirittura l’arrivo di Ulivieri complica le cose, invece di migliorarle, perchè il danesone viene degradato in Primavera. A fine stagione lascia la Calabria e si trasferisce in Scozia in prestito. Rescinde con la Reggina nell’agosto del 2009. Ad appena 27 anni, dopo un brutto infortunio, appende gli scarpini al chiodo. Eh già, il calcio è proprio spietato, Vero, Mike?

Mariano Messinese

Twitter:@MarianoWeltgeis

Categorie: Bidoni esotici | Tag: , , , , , , | Lascia un commento

Masashi Oguro: un giapponese in vacanza

Cosa non si farebbe per un pugno di yen e un po’ di marketing. Forse Urbano Cairo aveva letto quel passo del “Milione” di Marco Polo in cui il viaggiatore veneziano descriveva le immense ricchezze nipponiche. O forse no. Ma a volte non è tutto oro quello che luccica, soprattutto se ha la capigliatura biondo platino come quella del giapponese Masashi Oguro.

E’ lui il colpo di mercato del Torino nell’estate del 2006. Nonostante il look sbarazzino da anime giapponese, Oguro non è più giovanIssimo. Ha 26 anni, l’eta della maturità per un giocatore, quella giusta per tentare l’avventura nel calcio che conta. L’accoglienza è calorosa: al punto che i tifosi del Torino  lo ribattezzano l’Inzaghi dagli occhi a mandorla” per la sua riconosciuta rapidità in are di rigore. Già, ma riconosciuta da chi? Non di certo dal tecnico Gianni De Biasi che, ad una precisa domando sul nuovo acquisto, risponde: “Oguro? Chi? Non lo conosco”. Insomma, poco gratificante. Ma De Biasi viene esonerato tre giorni prima dell’inizio del campionato. Al suo posto arriva Zaccheroni. Cambia poco, sia per il Toro che è relagato nelle parti basse della classifica, sia per il giapponese che continua a vedere il campo con il binocolo. A febbraio Cairo silura Zac, richiama De Biasi e il Toro conquista la salvezza. Nonostante sia sceso in campo solo in 7 occasioni, peraltro da subentrato, Oguro viene riconfermato. Ma l’anno successivo il Torino vive un’ altra stagione tormentata con Novellino in panchina.

oguro

Masashi Oguro in versione HD

13 gennaio 2008, all’Olimpico di Torino i granata sono sotto di 2 gol contro il Livorno. Al 27 del s.t. entra Oguro. Si scatena la contestazione contro Novellino. Sulle note di “Rumore”, tra l’ironico e il rabbioso, parte il coro: “MA CI PRENDI/PER IL CULO/FAI ENTRARE ADDIRITTURA OGURO, OGURO…”. I numerosi tifosi giapponesi chiedono la traduzione e arrossiscono. Almeno loro. Ad aprile altro colpo di scena: via Novellino, dentro De Biasi che salva il Toro. Al termine del campionato Oguro fa le valigie e torna in patria. I numeri non sono esaltanti: in due stagioni ha collezionato appena 10 presenze e 0 gol. In pratica la sua avventura italiana si è trasformata in una vacanza.

Recentemente Sky Sport 24 ha tirato fuori una tabella con tutti i calciatori giapponesi che hanno giocato  in Italia. C’erano tutti, persino Yanagisawa e Miura. Mancava solo lui: Oguro. Lo avevano dimenticato. Invece i tifosi del Torino non hanno mai dimenticato quel coro…

Mariano Messinese

Twitter:@MarianoWeltgeis

Categorie: Bidoni esotici | Tag: , , , , , , , | Lascia un commento

Kenneth Zeigbo: da osservato speciale a vigilante

Un secolo e mezzo dopo Livingstone l’Europa guarda ancora al “continente nero”. Alle soglie del 2000 nuovi esploratori setacciano palmo a palmo l’entroterra africano. Ma questa volta non ci sono avventurieri o missionari, armati di fucili e vangelo. No, i tempi sono cambiati. L’Africa è percorsa in lungo e largo da osservatori e talent scout, equipaggiati di taccuino e tanta buona volontà. E con un solo obiettivo in testa : scovare il nuovo talento del calcio africano. E’ proprio questo a spingere i dirigenti del Legia Varsavia a prendere, nell’estate del 97, un aereo con destinazione Nigeria. L’osservato speciale è Kenneth Zeigbo. L’affare si fa e l’attaccante si trasferisce in Polonia. Un anno dopo ha già le valigie in mano. Sbarca in Laguna, ad attenderlo c’è  Zamparini che ha versato 4 miliardi di lire nelle casse del club polacco per rinforzare il Venezia, neo promosso nella massima Serie. Il nigeriano ha finalmente l’occasione giusta per confrontarsi con il grande calcio. Il giorno della presentazione non nasconde la sua gioia e annuncia:” Ho l’occasione per dimostrare nel campionato più difficile del mondo le mie qualità. Conosco i difensori italiani, li ho sperimentati affrontando il Vicenza. Ho visto in videocassetta il Venezia e mi ha conquistato: aggressivo, come piace a me”. Ma evidentemente non conquista Novellino, perchè il tecnico, in contrasto con l’ esterofilia tanto di moda nel nostro paese in quel periodo, risponde puntando sull’italianissimo tandem  Schwoch-Maniero, in sintesi sull’usato sicuro. Insomma l’avventura di Zeigbo parte col piede sbagliato. Anzi col ginocchio sbagliato: Infortunio e stop di un paio di mesi. zeigbo

Kenneth Zeigbo in una rara apparizione al Venezia

Intanto il Venezia boccheggia in fondo alla classifica. Ma a novembre Zeigbo riemerge dalla nebbia lagunare e riesce anche a debuttare in campionato nei 2′ finali di Venezia- Cagliari. Sette giorni dopo, Novellino lo getta nella mischia a un quarto d’ora dalla fine per scardinare il muro eretto dal Piacenza. Ma il gol non arriva e il nigeriano si becca un 5 in pagella che viene motivato così:” Ha peso fisico ma non trova soluzioni”. Insomma non basta avere un fisico bestiale, se i piedi non sono eccelsi e la fortuna non è dalla tua parte. Quindi, nuovo infortunio e nuovo stop, proprio mentre arriva Recoba che da solo o quasi conquista una salvezza insperata fino a qualche mese prima. Nella stagione successiva non c’è più spazio per Zeigbo. A gennaio espatria in Libia dove ritrova gol e condizione. Ma l’amore per l’Italia è smisurato e  il richiamo del Bel paese è troppo forte per resistere alla tentazione. Anche a costo di ripartire dalla C1 a L’Aquila. Nel 2013, dopo una lunga peregrinazione nelle serie minori, dove è stato  vittima di  ripetuti insulti razzisti da tifosi e avversari, Zeigbo appende le scarpe al chiodo e viene assunto in una società di sorveglianza. Anche fuori dal campo, però, sul treno diretto a Padova, subisce un’ aggressione verbale di stampo razziale da parte di un controllore per non aver fatto in tempo a obliterare il biglietto. Ma nonostante questo l’ex attaccante del Venezia non ha dubbi: ” Mi sento italiano ed amo questo Paese anche se c’è del razzismo”. Hai proprio ragione, Kenneth, l’Italia è stupenda. Nonostante questi idioti. Mariano Messinese Twitter:@MarianoWeltgeis

Categorie: Bidoni esotici | Tag: , , , , , , , , | Lascia un commento

Mario Jardel: da Supermario a Lardel

A metà degli anni ’90 sarebbe stata una rosa eccellente. Il guaio è che fu costruita nel 2003-2004, quando l’età media di quegli stessi giocatori  si avvicinava più agli “anta” che ai trenta. Insomma l’Ancona di Pieroni, nell’anno del suo secondo storico campionato nella massima serie, poteva fregiarsi di calciatori come: Hubner, Poggi, Luiso, Maini, D. Andersson, Di Francesco, Rapajc e Dinone Baggio. Oltre a  Mads Jorgensen e Luis Helguera,fratelli d’arte, ma comunque figli di un Dio minore della pedata. In teoria, dieci anni prima con questa squadra i tifosi marchigiani potevano sognare. In pratica un decennio dopo lo squadrone sembrava una polisportiva dopolavoro ferroviario. Morale della favola? Al giro di boa l’Ancona era ultimissimo con zero vittorie all’attivo.

201202262322342Jardel

Mario Jardel in forma smagliante (e con smagliature) nel giorno del suo debutto

A gennaio Pieroni ha l’intuizione: potenziare l’attacco con Jardel. C’è solo un piccolo grande intoppo; Jardel è ormai lontano parente del Supermario ammirato al Porto e al Galatasaray. E’ talmente obeso da sembrare in dolce attesa e per questo motivo sarà presto ribattezzato “Lardel” dai suoi nuovi tifosi. Nonostante lo scetticismo, debutta la settimana successiva alla sua presentazione contro il MIlan. L’Ancona ne prende 5 e Jardel gioca (si fa per dire) 85′. I movimenti sono buoni, ma la velocità è ferma sul livello moviola. Dopo la disfatta Sonetti salta. Al suo posto arriva Galeone che ha già le idee chiare: “All’Ancora servono 7 vittorie consecutive” . A SuperMario invece basterebbe perdere 7 kg. Magari in sette giorni, come in un famoso film di Verdone e Pozzetto. Ma i tempi stringono e la dieta non funziona.

Galeone lo spedisce quindi in tribuna per le due partite successive, Ma lo rispolvera per la gara interna contro la Roma. Al Conero succede l’impensabile: i padroni di casa fermano i giallorossi, secondi in classifica, nonostante gli 82′ in campo  del fischiatissimo Jardel. Galeone gli concede comunque  un’altra chance contro l’Udinese. Ma se ne pente subito. Dopo trentasei imbarazzantissimi minuti manda il brasiliano sotto la doccia. Supermario esce dal campo senza passare dalla panchina. Nei giorni successivi la situazione precipita: la moglie lo lascia e lui si barrica in casa disertando gli allenamenti. A marzo scappa via  tra l’indifferenza della piazza e il sollievo di Galeone. A maggio firma per il Palmerais. Ma non può giocare, perchè  scopre che non ha ancora rescisso il contratto con la società marchigiana. Si dichiara prigioniero dell’Ancona, manco fosse un brigatista. In realtà Jardel non era prigioniero, ma soltanto schiavo del suo passato. E ovviamente della forchetta.

Mariano Messinese

Twitter: @MarianoWeltgeis

Categorie: Bidoni esotici | Tag: , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Leandro Grimi: il fantasma di Maldini

Forse Dio gli ha voltato le spalle. O era troppo impegnato per occuparsi dei sogni di gloria di Leandro Grimi. il terzino sinistro che il Milan prelevò dal Racing Avellaneda per 2 milioni di euro nel gennaio 2007. Le sue prime parole da rossonero furono queste: “Maldini è il mio modello, magari un giorno potrei essere come lui. Sono un difensore laterale che va in attacco e se Dio vorrà potrei diventare il nuovo Maldini”. Ecco, magari l’Onnipotente è stato solo più lungimirante dei plenipotenziari milanisti. Perchè Grimi nel Milan -e altrove- non diventò mai come Maldini. Infatti non strappò mai applausi ai tifosi rossonerì come il capitano dei capitani. Tutt’al più qualche sorriso. Ovviamente ironico.

Immagine

Il debutto in prima squadra avviene qualche giorno dopo il suo arrivo. A San Siro si gioca l’andata dei quarti di coppa italia e il Milan ospita l’Arezzo che milita in serie B. Finisce 2-0 per il Milan e al 14 del s.t. Grimi entra al posto di Cafu. Passaggio di consegne? Neanche per sogno. Anche perchè Grimi non incanta la platea. La “rosea” gli assegna una sufficienza di incoraggiamento, motivandolo così: “Mezzora sulla fascia. Lavori in corso e si vedono”. In realtà questi lavori in corso sono più lunghi di quelli della Salerno-Reggio Calabria e per vederlo all’opera in campionato – ma i tifosi rossoneri avrebbero anche fatto a meno- bisogna attendere 3 mesi. Entra negli ultimi dieci minuti di Ascoli- Milan 2-5 , quando il risultato è già congelato. In pratica quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare, mentre l’argentino resta in panchina.

Le ultime due apparizioni di Grimi con la maglia del Milan coincidono con le ultime due giornate del campionato e con altrettante sconfitte per i rossoneri contro Udinese e Reggina. Sia chiaro, Grimi c’entra poco. E’ vero che il terzino argentino offre prestazioni mediocri, ma la colpa è soprattutto del Milan che ha la testa alla finale di Champions contro il Liverpool.

Al termine della stagione Grimi collezionerà appena 3 presenze. Doveva essere l’erede di Maldini, ma è diventato il suo fantasma. E’ naturale che in estate saluti tutti e si accasi altrove. Finisce al Siena, ma neanche lì convince e si trasferisce in Portogallo allo Sporting Lisbona con una breve e infelice parentesi nel Genk in Belgio.

Nel 2012 torna in patria al Godoy Cruz, la squadra di Mendoza. E qualche giorno fa, proprio con la maglia del Godoy Cruz, ha segnato un gol straordinario contro l’Estudiantes. E’ partito dalla sua area di rigore, ha messo la quinta, è arrivato a ridosso dell’area avversaria e ha lanciato un missile terra-aria che si è infilato sotto l’incrocio dei pali. Il tutto in 12”, proprio come una Ferrari. Non male per chi al Milan viaggiava a km zero. Come una utilitaria.

Mariano Messinese

Twitter- @MarianoWeltgeis

Categorie: Bidoni esotici | Tag: , , , , , , , | Lascia un commento

Leandro: un felino al posto del Re Leone

Immagine

A volte i destini dei grandi incrociano quelli dei comuni mortali. E’ raro ma succede, nella vita come nel calcio. Prendiamo il caso di Leandro, sì, quel brasiliano timido che sbarcò in riva all’Arno nell’estate del 2000. Ecco, Leandro Camara Do Amaral è passato alla storia come l’improbabile sostituto di Batistuta. Più o meno come rimpiazzare il re leone con un esile felino. Non una gran trovata, eppure Cecchi Gori scucì di tasca sua 20 miliardi per acquistarlo.

Avete presente quei film romantici in cui due persone si amano alla follia, ma qualcosa va storto e finisce che la donna si sposa con un altro? Ecco, appunto, l’altro è Leandro. E’ lui infatti ad avere l’ingrato compito di far dimenticare 9 anni di intenso amore fra Firenze e Batigol. La sua posizione precaria dovrebbe suggerirgli un atteggiamento prudente. Ma la prudenza non è una sua virtù e infatti le sue prime parole da gigliato sono spavalde:”Non ho paura di niente e di nessuno. Datemi il numero 9 e i difensori italiani. Mi divertirò.Vedrete subito chi è Leandro”?

Già, chi è Leandro? Alla fine sembra il solito oggetto misterioso approdato nel calcio nostrano. Eppure, quel brasiliano dal tratti delicati disputa un buon precampionato. Incanta nella notte del memorial  Cecchi Gori realizzando due gol contro l’Athletic, segna da opportunista nell’amaro ritorno del preliminare di UEFA che estromette i viola dall’Europa. Ma gli addetti ai lavori precisano: “Non è forte fisicamente e  non ha un tiro potente, quindi non è un centravanti”.In effetti Leandro è pigro come le onde che accarezzano la spiaggia di Copacabana durante la bassa marea. Si muove poco, preferisce stare in area di rigore. E’ lì infatti che ,grimaldello in mano ,può  valorizzare il suo istinto di rapinatore. 

Per vederlo debuttare in campionato bisogna aspettare la seconda giornata.  I viola ospitano la Reggina al Franchi. Gli ospiti sono in vantaggio per uno a zero. Terim getta nella mischia Leandro. A 4 minuti dal termine i viola pareggiano con Nuno Gomes, al 91’ Leandro fa esplodere il Franchi correggendo di testa un corner di Rui Costa. Clamoroso al Franchi. La settimana successiva la Fiorentina è di scena al Rigamonti contro il Brescia. Le rondinelle passano in vantaggio con Hubner. La situazione sembra complicata, ma ancora una volta Leandro, che non aveva toccato palla fino ad allora, pareggia i conti. Non è un gol spettacolare, praticamente è il pallone a cercare il brasiliano e non viceversa.

Forse le scarpette del brasiliano fungono da polo magnetico per la sfera o nei suoi calzoncini ci sono dei quadrifogli. Chissà, ma intanto Leandro ha già realizzato 2 gol in 2 partite e il momento magico continua. Nelle giornate successive,infatti, Leandro realizza una doppietta nel pirotecnico 3-4 contro il Perugia e un gol su rigore contro il Bologna.

Scaltro, silenzioso, sfugge ai radar delle difese per riapparire quando ormai è troppo tardi. Le sue non sono nel complesso  prestazioni esaltanti, anzi spesso  sono condite da momenti di vuoto allucinante. Ma non sono in molti ad accorgersene, perché i suoi gol convincono anche gli scettici e qualcuno improvvidamente fa notare che nelle prime 5 giornate ha già fatto meglio di grandi campioni come Ronaldo e Batistuta nella stagione del loro debutto in A. Nessuno immagina che il gol su rigore contro il Bologna sarà il canto del cigno del brasiliano.

Si’, perchè Leandro non segnerà più nel nostro campionato. E se i gol non nascondono più le prestazioni incolori la faccenda si fa seria. Anche perchè un altro attaccante sta scalando rapidamente le gerarchie del tecnico turco. Si tratta di Enrico Chiesa, fino ad allora rimasto quasi sempre in panchina. L’avvicendamento avviene nella trasferta di Lecce: Leandro si fa male dopo 10 minuti ed entra Chiesa che realizza anche un gol su rigore. Da quel momento l’attaccante di Pontedecimo non uscirà più dall’undici titolare.

E Leandro? Dalla decima giornata inizia la seconda parte del suo romanzo italiano , quella meno avvincente, meno dinamica e più statica, come la panchina sulla quale si accomoda per non schiodarsi più. La stagione 2000-2001 della Fiorentina è ricca di episodi: c’è lo show di un Chiesa ispiratissimo che segna a raffica, la roboante vittoria contro il Milan,l’incredibile 3-3 al Delle Alpi contro la Juve, l’alterco fra Terim e Cecchi Gori, le dimissioni del tecnico turco, sostituito da Roberto Mancini e la vittoria della coppa Italia contro il Parma. Di tutto questo Leandro non è nè protagonista né comprimario, ma solo spettatore pagato. Al termine della stagione Leandro sarà ceduto in prestito al Gremio. E lascerà il calcio italiano con la media voto di 5,95 e 5 reti realizzate

Firenze è una città bella e intrigante. Un alone di mistero accarezza i suoi palazzi storici e i suoi vicoli. Le leggende volano di bocca in bocca lungo il Corridoio del Vasari sopra Ponte Vecchio. Uno degli enigmi fiorentini riguarda proprio Leandro. Ancora oggi i tifosi viola ricordano quel brasiliano dal volto triste che segnò 5 gol in 5 partite. Ancora oggi si chiedono perchè sparì all’improvviso e perchè passò dalle stelle all’anonimato. Chissà, ma i misteri affascinano proprio perchè non hanno una risposta.

Mariano Messinese

Categorie: Bidoni esotici | Tag: , , , , , | Lascia un commento

Damir Stojak: la pietas del boia di Novi Sad

Ripercorrere le gesta calcistiche del Napoli nella stagione di (dis)grazia 1997-98 equivale ad immergersi fino al collo in una galleria degli orrori moderna. O , se preferite l’accostamento cinematografico, a entrare nell’Overlook Hotel di Shining. Insomma, si entra vivi e si esce completamente fuori di senno. A comporre questo campionario di oscenità concorrono una difesa più allegra di una banda di paese nel giorno della festa del santo patrono (76 gol subiti e 25 realizzati), 24 sconfitte, 2 sole vittorie, 4 allenatori, acquisti imbarazzanti (Prunier, Calderon), altri deludenti (Protti) e una serie impressionante di figuracce sul campo (Empoli-Napoli 5-0, Roma-Napoli 6-2, Bologna-Napoli 5-1, Napoli-Parma 0-4, Fiorentina-Napoli 4-0, Sampdoria-Napoli 6-3 ).

Fatto sta che a gennaio il Napoli è già con un piede e mezzo nella fossa. I solerti dirigenti del Napoli individuano nel reparto offensivo il problema. Rispedito in patria a furor di popolo l’impresentabile Calderon, la dirigenza partenopea guarda con curiosità al rinascimento calcistico nei Balcani, dopo l’interruzione per motivi bellici. Bagni, responsabile del settore tecnico , preme per l’acquisto di Mark Viduka, in forza alla Dinamo Zagabria, ma le esose richieste (1,2 miliardi) della dirigenza croata spaventano Ferlaino che decide ,invece, di puntare tutto su Damir Stojak, ventitreenne attaccante serbo del Vojvodina, considerato, ovviamente solo in patria, il flagello delle difese.

Kocic, portiere dell’Empoli ed ex compagno di Stojak, lo paragona a Milosevic, credendo di fargli un complimento. In realtà ci aveva visto giusto, dato l’infelice esito dell’esperienza italiana di Milosevic qualche anno più tardi. Dundersky ,invece, la spara grossa e scomoda Enrico Chiesa per un generoso quanto improvvido paragone.In pochi giorni, comunque, l’affare si conclude e all’ombra del Vesuvio approda il boia biondo. Il soprannome è dei più infelici sia perché evoca le recenti ferite della guerra nei Balcani sia per la scarsa cattiveria che l’attaccante mostrerà sotto porta.

A dirla tutta, anche le sue prime uscite “verbali” sono  infelici. Il bomber (ma si fa una fatica bestiale a chiamarlo così) di Novi Sad dichiara in conferenza stampa di trovarsi a Napoli per farsi notare da qualche grande club, salvo , poi, dover fare marcia indietro e ritrattare, incolpando il traduttore simultaneo. Non che in campo le cose vadano meglio. Stojak debutta nella trasferta del Castellani contro l’Empoli. Il Napoli viene letteralmente strapazzato  dalla matricola terribile e Stojak praticamente non la vede mai. Galeone si dimette e per fare da Caronte, fino al termine della stagione, viene scelto  Enzo Montefusco.

Il cambio di panchina giova al Napoli e a Stojak che va in gol nel giorno del suo debutto al SanPaolo. Di pregevole fattura il gol del 2-0: penetrazione in area, finta, tiro  e palla in fondo al sacco alle spalle di Brivio. Napoli si riscopre pazza del biondino venuto dall’est. Ma lui  precisa che non è ancora al top della condizione e che i tifosi potranno ammirare il vero Stojak solo fra qualche settimana. Se quella contro il Vicenza fosse stata la sua partita  con la maglia degli azzurri, probabilmente a Napoli serberebbero un ricordo tutto sommato positivo di Dimar.

Purtroppo, però, il campionato prosegue e il Napoli è atteso allo scontro diretto a Bergamo contro la pericolante Atalanta.Dopo 5 minuti lo sciagurato Stojak potrebbe cambiare la storia della partita e la stagione del Napoli. Ma, di testa, a 5 metri dalla porta manda incredibilmente a lato. Poi, la beffa: l’Atalanta segna con Lucarelli. Nel secondo tempo, ad un quarto d’ora dal termine, da 7 metri il boia si divora un altro gol, graziando sul patibolo la formazione orobica.  Partita finita e Napoli che sprofonda sempre più nella fossa. Voto in pagella? 5.

Nelle successive 12 partite il Napoli perde 9 volte e così nella prima metà di Aprile già può salutare la massima serie. E Stojak? 0 gol realizzati, spesso sostituito o subentrato . Solo due volte, nello 0-0 casalingo contro il Bologna e nella trasferta dolorosa di Parma,quella della retrocessione matematica, riesce ad agguantare la sufficienza in pagella. Il resto è un fioccare di 5 in pagella. Spesso assente dal gioco, come rimarcato un po’ da tutti i cronisti, si trova, invece, perfettamente a suo agio nelle torbide acque della  mediocrità in cui naviga la squadra partenopea.L’ultima apparizione di Stojak al San Paolo è contro il Bari nella gara che chiude il calvario del Napoli in questo campionato. Il boia biondo finisce come aveva iniziato: con un gol.  Ma è sola accademia e ad assistere alla sua prodezza sono appena in 2921 persone.

A metà giugno Stojak si accasa all’Eintracht Francoforte con la formula del prestito con diritto di riscatto. In pochi se ne accorgono. Nessun titolo, né trafiletto, appena 2 righe nello spazio dedicato dalla Gazzetta alle trattative del calciomercato. Stojak chiude la sua stagione con 14 presenze e 2 gol all’attivo. Poco invidiabile, per usare un eufemismo, la sua media voto :5,46.La restante parte della carriera di Stojak è segnata da un mesto peregrinare in Europa. Durante il suo girovagare avrà anche modo di transitare nuovamente a Napoli nella stagione 2000-2001, collezionando, tuttavia, una sola presenza.

Mariano Messinese

Dimar Stojak

Damir Stojak

Categorie: Bidoni esotici | Lascia un commento

Blog su WordPress.com.

Cialtronerie d'autore

IL MONDO, VISTO CON GLI OCCHI DI UN CIALTRONE.

Romanzo Sudamericano

Piccole grandi storie di futbol.

pellegrino e il lupo

Il blog di un tifoso dell'Avellino

l 'arte secondo Medea

This WordPress.com site is the cat’s pajamas