Caio Ribeiro: un modello in campo (I)

Il 18 febbraio 1995 Ernesto Pellegrini cede a Massimo Moratti un’Inter sfortunata e da rifondare. La compagine nerazzurra era stata, infatti, già eliminata dal Foggia in Coppa Italia (1-0 e 0-2) grazie a un goal al 94′ del difensore Giordano Caini e, da detentrice del titolo, dall’Aston Villa in Coppa UEFA (1-0 e 1-0) che approfittò degli errori dal dischetto di Davide Fontolan e Rubén Sosa. Nonostante una serie di ben otto risultati utili consecutivi (sette vittorie e un pareggio in casa, 0-0, con la prima Juventus di Marcello Lippi, futura vincitrice del tricolore) frutto del c.d. ‘effetto Moratti’, l’Inter salvò la sua stagione al 90′ con un provvido colpo di testa di Marco Delvecchio che sconfisse il Padova degli indimenticabili Alexis Lalas, Michel Kreek e Goran Vlaovic e di conquistare per un solo punto l’accesso alla Coppa UEFA ai danni del Napoli del lento e macchinoso Freddy Rincón.

Nel frattempo, la decima edizione del Campionato Mondiale di Calcio Under-20, svoltasi in Qatar dal 13 al 28 aprile 1995, rivela al mondo uno dei ‘potenziali’ nuovi crack: il suo nome è Caio Riberio Decoussau. Nato a San Paolo il 16 agosto 1975 e cresciuto nell’omonimo club cittadino – probabilmente l’unico in cui lascerà un tangibile ricordo – l’attacante brasiliano, con 31 presenze e 14 reti nei sui primi anni da professionista, conquista un ‘triplete’ d’altri tempi: la (oggi defunta) Supercopa Libertatadores 1993 e la Recopa Sudamericana 1994 da comprimario e, soprattutto, l’edizione della Copa CONMEBOL 1994, impreziosita da una doppietta nell’andata della finale terminata con un netto 6-1 sugli uruguayani del Peñarol.

Sono anni di successi nazionali e internazionali – basti pensare alle vittorie su Barcellona e Milan in Coppa Intercontinentale – per il club paulista, guidato sia dall’ex allenatore del Brasile (1980-1982 e 1985-1986) Telê Santana che da Muricy Ramalho i quali, da una stagione all’altra, hanno l’opportunità di schierare formazioni costituite da un’invidiabile mix tra giovani di belle speranze e talenti di una certa esperienza quali Zetti e Rogério Ceni a contendersi un posto fra i pali; Cafu, Marcelo Bordon e Zago in difesa; Cerezo, Doriva e Juninho Paulista a centrocampo; il funambolo Denílson, l’ex granata Müller e Raí, fratello del più famoso Sócrates.

Cresciuto in un simile contesto, il giovane Caio conquista nel tempo una maglia da titolare e la convocazione nella rappresentativa nazionale Under-20, onorata al meglio con cinque goal in sette gare, superando le non-imperforabili difese di Siria e Qatar nel girone eliminatorio, due volte quella del Giappone di Nakata nei quarti di finale e solo al 90′ quella del Portogallo di Nuno Gomes in semifinale. Il Brasile – in cui militavano sia un’altra autentica meteora del calcio italico quale Reinaldo, brevissimamente transitato con il ‘dieci’ sulle spalle nell’Hellas Verona 1996-1997, che il futuro fragile nerazzurro Zé Elias, anche lui fratello maggiore del ‘goleiro’ Rubinho – si arrese in finale all’Argentina di Sorín, ma Caio fu comunque premiato con l’Adidas Golden Ball e incoronato così migliore giocatore del torneo suscitando, inevitabilmente, l’interesse dei grandi club nei suoi confronti.

A spuntarla per circa sette miliardi di lire è l’Inter che, fiutato l’ ‘affare’ su raccomandazione del connazionale Roberto Carlos, se ne assicura le prestazioni sportive nel corso della sessione di novembre del mercato per cercare di raddrizzare la già tumultuosa stagione 1995-1996. Avviatasi con l’esonero (annunciato dopo la tregua armata di fine stagione) dopo solo quattro gare del disastroso Ottavio Bianchi, l’avvento di Luis Suárez prima e Roy Hodgson in panchina non portò immediati giovamenti e, scherzo del destino, addirittura l’eliminazione dalla Coppa UEFA per mano del ‘carneade’ Carrasco, autore di un goal all’andata e uno al ritorno (1-1 e 0-1) che permettono alla ‘matricola’ Lugano un sorprendente passaggio ai sedicesimi di finale.

caio ribeiro 

La preziosa figurina di Caio Ribeiro Decossau.

Per rimpolpare un reparto offensivo dalle polveri bagnate, la società nerazzurra acquista, inoltre, per circa sei miliardi di lire e il prestito del promettente Delvecchio Marco Branca dalla Roma. Ciò fa sì che il brasiliano si giochi sin da subito il posto a favore del più navigato compagno da affiancare a Maurizio Ganz e si appresti, purtroppo, a condividere lo stesso declinante destino del già ‘bocciato’ e smunto Sebastián Rambert, colui che ha avuto l’ ‘onore’ di essere presentato in coppia con l’uomo dei record Javier ‘Pupi’ Zanetti. Se l’ ‘Avioncito’ aveva avuto modo di presentarsi in Coppa Italia contro il Fiorenzuola (e racimolare una sola altra presenza stagionale proprio contro il sopracitato Lugano), Caio debutta con il numero 26 sulle spalle nell’andata dei quarti di finale di Coppa Italia contro la Lazio di Zeman il 29 novembre 1995.

Il lungimirante Hodgson non esitò a dichiarare in anticipo che il giocatore «non potrà essere giudicato solo per quanto farà con la Lazio: spero che i tifosi si rendano conto che in due settimane e a vent’anni non può essere come Baggio». Per la cronaca, la non-esaltante partita termina 1-1 con le marcature di Ganz, subentrato proprio a Caio inizialmente schierato a fianco di Branca, e Rambaudi per i bianco-celesti.

Il sorridente brasiliano apparve alquanto spaesato anche in area di rigore, proprio come quando era alla guida per le strade della metropoli meneghina, perché «non è che a San Paolo sia molto diverso da Milano, ma a casa mia i pedoni non si ostinano ad attraversare sulle strisce se arriva una macchina. Aspettano che la strada sia sgombra: qui invece pretendono di aver il diritto di passare. Ho sfiorato spesso la strage».                                             

 Marco Ferretti

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